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11 Febbraio 2022
Podcast / Io non mi rassegno

Licei Ted, innovazione o greenwashing? – #461

Cosa sono i nuovi licei Ted, presentati a gennaio dal ministro dell’istruzione Bianchi? E cosa c’entra il consorzio di aziende Elis? E soprattutto, saranno davvero utili a formare ragazzi e ragazze pronti ad affrontare la transizione ecologica? Torna anche la rubrica “Trova il bias”, con una novità! E sul finire, parliamo del referendum svizzero per fermare le sperimentazioni sugli animali.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Questo episodio é disponibile anche su Youtube

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LICEI TED

Avrete forse sentito parlare dei nuovi licei Ted. O forse no, perché non è che se ne stia parlando molto. Fatto sta che è una novità abbastanza grossa, nel mondo della scuola. Dal 21 gennaio è stata annunciata questa nuova categoria di licei, in cui non insegnano a fare i Ted talk, ma dovrebbero formare le nuove generazioni a gestire la Transizione ecologica e digitale (da cui l’acronimo).

Come sempre, vediamo meglio di cosa si tratta e come saranno strutturati. Il 21 gennaio il ministro dell’Istruzione Bianchi e Marco Alverà, coordinatore di Elis, il consorzio che assieme al Ministero gestirà questa sperimentazione, hanno presentato questa novità attraverso una serie di seminari online. Hanno già aderito 28 istituti superiori sparse in varie regioni d’Italia, che dal prossimo anno avvieranno questo nuovo liceo. 

Le scuole che hanno aderito sono fra quelle che già oggi hanno avviato la sperimentazione quadriennale. Ovvero offrono percorsi di istruzione superiore da 4 anni anziché da cinque.

Cosa si farà nei licei Ted? Oltre al saluto al Ministro Cingolani ogni mattina alle 8.30, intendo. L’idea di base è di formare i ragazzi e le ragazze sulle materie che serviranno nel prossimo futuro, per governare appunto la transizione ecologica, energetica e digitale. Quindi molto peso alle materie ambientali, soprattutto – pare – in ottica scientifica. Dico pare, perché sul sito di Elis – e ora vediamo meglio anche che cosa è esattamente Elis – si parla di un persorso di studi basato su materie STEM (Science, technology, engeneering, mathematics) e Humanities (Arte, filosofia, storia, letteratura), quindi piuttosto completo, ma il modo con cui sono state presentate – Marco Alverà ha affermato che nei prossimi anni l’80% dei lavori richiederanno competenze tecnico-scientifiche – fa presupporre che il focus sarà più su un approccio tecnico-scientifico che umanistico. 

Elis, dicevamo. Che cos’è esattamente e cosa c’entra con la scuola? Elis è una sorta di consorzio che vuole fare da ponte fra aziende e mondo della scuola. Aderiscono ad Elis oltre 100 imprese fra le più grandi d’Italia (e non solo), soprattutto legati al mondo dell’energia (Eni, A2A, Enel, Snam, Edison), digitali (Microsoft, Huawei, Ibm) e finanziarie (Bnl, Accenture, e così via). Nella sezione fonti e articoli trovate il link a una intervista radio molto ben fatta in cui si spiega esattamente la storia di Elis, se volete approfondire.   

Comunque Elis da diversi anni gioca un ruolo nel mondo scolastico, perché è coinvolta anche nei percorsi di alternanza scuola lavoro, e con questa nuova sperimentazione assume un ruolo abbastanza centrale. 

Ora, spiegato di cosa si tratta, passiamo a fare qualche considerazione. Ci sono due aspetti che hanno sollevato critiche: il primo è proprio il coinvolgimento di Elis. Ovvero, di conseguenza, delle grandi aziende. Che fa parte di un percorso storico che parte dai tagli dei finanziamenti alla scuola pubblica, con la scuola che si è trovata a cercare l’alleanza delle imprese per intercettare finanziamenti privati, da cui sono nate robe tipo l’alternanza scuola lavoro, che in molti casi, più che una formazione all’inserimento nel mondo del lavoro per i ragazzi e le ragazze è diventata un surrogato degli stage, quindi manovalanza gratuita per le aziende. E questo ulteriore passo in avanti delle aziende nel mondo della scuola si inserisce in quel solco lì.

Su questo primo aspetto, non lo so, parliamone. Spogliandomi di ogni aspetto ideologico, e del me delle superiori che andava a manifestare contro la riforma Moratti, non credo sia sbagliato a prescindere un coinvolgimento anche delle aziende. È un discorso complesso, difficile da trattare qui, mi rendo conto. Ma il fatto che i vari segmenti della nostra società diventino più permeabili l’uno all’altro, e istituzioni, scuole, aziende, società civile collaborino nella transizione ecologica, è una cosa auspicabile. Anzi è l’unico modo che abbiamo per uscire dalla crisi ecologica. Tutto sta nel come lo si fa, e con quali obiettivi. E qui veniamo al cuore della questione.

Il secondo aspetto criticato è questa visione, almeno per quello che si è capito fin qui, molto tecnica della transizione ecologica, che non a caso viene associata a quella digitale come se le due cose fossero l’una il continuo dell’altro. Una visione molto classica, che si inserisce nel solco dello sviluppo sostenibile, della green economy, della crescita verde. Che purtroppo è un po’ vecchia, non è più attuale. Non ci serve.

Sarebbe una figata se le scuole diventassero luoghi in cui apprendere gli elementi che davvero ci servono per compiere la complicatissima transizione ecologica: pensiero sistemico, modelli di governance collaborativa, ecologia profonda. E se poi i ragazzi e le ragazze portassero questi saperi nelle aziende, nelle istituzioni, nella società civile. Il punto è che mi sembra che al momento siamo un po’ distanti da questo. Ma non è detto che queste nuove scatole dei licei Ted non possano rivelarsi utili.

TROVA IL BIAS!

Ecco che ritorna la rubrica più amata, nonché unica, di Io non mi rassegno: Trova il Bias! C’è una notizia di questi giorni riportata dall’Ansa sulla fusione nucleare. La prendo e rubo anche qualche riflessione da gruppo Facebook di Transition Italia che l’ha rilanciata. La notizia è che per la prima volta un processo di fusione nucleare controllato è rimasto stabile per circa 5 secondi. L’articolo s’intitola “Fusione nucleare più vicina, record da test in Uk”, proprio così “Record da test” che immagino sia “Test da record”. Ma non è questo il bias.

Questo è l’incipit: “Si è accesa una piccola stella e mai come adesso la fusione nucleare è una prospettiva concreta e realizzabile”. 

Mentre più avanti c’è una dichiarazione “estrapolata da un Comunicato stampa di Enea che dice: “Proprio mentre aumenta a livello globale la richiesta di affrontare efficacemente gli effetti del cambiamento climatico attraverso la decarbonizzazione della produzione di energia, questo successo rappresenta un grande passo avanti sulla strada verso la fusione quale fonte sicura, efficiente e a basso impatto ambientale per combattere la crisi energetica globale”

Leggendo tutto il pezzo si scopre che:

  • il processo, realizzato da un reattore chiamato JET, è rimasto stabile per 5 secondi e ha generato una quantità di energia pari a 11 megawatt. 
  • Jet è la prima tappa della strada che porta al grande reattore sperimentale Iter, in costruzione nella Francia meridionale, che costerà circa 25 miliardi di dollari, verrà realizzato nel 2034, e dovrebbe stabilizzare il processo per qualche ora. Quindi non servirà a produrre energia, ma è progettato per restare in vita qualche ora e poi essere smantellato, praticamente. 
  • Poi, se avrà successo, allora c’è qualche possibilità che nel 2050 avremo delle centrali a fusione nucleare che producano di energia elettrica.

Quindi nella migliore delle ipotesi, se tutto funziona, se i reattori si dimostrano sicuri, se il processo si dimostra energeticamente vantaggioso, nel 2050 potremo iniziare a usare questa tecnologia. Fra trent’anni. Che va bene eh! La fusione nucleare potrebbe anche essere, con tanti punti interrogativi, una interessante prospettiva per il futuro. Ma non è certo la cosa che ci tirerà fuori dai casini e dalla crisi energetica. Perché se aspettiamo il 2050 per pensarci, ho idea che arriviamo un pelino tardi. Ma appena appena eh!

Senza considerare che il principale obiettivo, dovrebbe essere ridurre i consumi energetici, Non solo per i costi ambientali del produrre energia, ma anche per come la usiamo. Spesso la usiamo per fare cose stupide, tipo guerre mondiali, olimpiadi invernali dove non c’è la neve, 

Comunque, al di là di queste considerazioni, qual è il bias cognitivo presente in questo articolo? La risposta me la scrivete nei commenti e vi do la soluzione lunedì, così avete anche il weekend per pensarci.

SVIZZERA, REFERENDUM SU SPERIMENTAZIONI SU ANIMALI

In chiusura vi segnalo che domenica 13 febbraio la Svizzera voterà per decidere se diventare il primo Paese a vietare completamente i test medici sugli animali. Ne parla L’Indipendente. Il referendum è stato reso possibile grazie all’iniziativa di un gruppo di animalisti che ha ricevuto sostegno in tutto il Paese. Il risultato della votazione sarà vincolante. 

La possibilità di una eventuale abolizione della sperimentazione sugli animali ha sollevato forti critiche da parte del settore farmaceutico e da parte del mondo scientifico, secondo cui in questo modo sarebbe preclusa la possibilità di sviluppare nuovi farmaci. Alcuni medici sostengono tuttavia che vi siano alternative meno crudeli, come l’utilizzo di biochip, le simulazioni al computer e il microdosaggio sugli esseri umani.

FONTI E ARTICOLI

#Licei Ted
L’Indipendente – Nuovi Licei TED: l’Italia progetta la scuola di domani insieme alle multinazionali
Radio Blackout – LICEI TED: NUOVA FRONTIERA DI AZIENDALIZZAZIONE E GREENWASHING A SCUOLA

#fusione nucleare
Ansa – Fusione nucleare più vicina, record da test in Uk
QualEnergia – La fusione nucleare, tra illusioni e speculazione finanziaria

#test su animali
L’Indipendente – Svizzera, 13 febbraio referendum per abolire test su animali

#polpi
la Repubblica – Spagna, alle Canarie la battaglia dei polpi: “Troppo intelligenti per stare in allevamento”

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