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21 Novembre 2024
Podcast / Io non mi rassegno

Cosa dice il nuovo codice della strada e che ricadute avrà sulla mobilità sostenibile – #1024

Il Senato ha approvato in via definitiva il nuovo codice della strada. Scopriamo cosa prevede, con un’attenzione particolare alle novità per biciclette, monopattini, ma anche per l’abbandono di animali. Parliamo anche di come il governo stia provando a inserire un decreto sulla caccia nella legge di Bilancio, del regolamento anti-deforestazione in Europa, degli ultimi giorni di Cop29, la conferenza sul clima a Baku e infine della liberazione della ragazza che si era spogliata all’Università di Teheran, in Iran.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Questo episodio é disponibile anche su Youtube

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Ieri è stato approvato in Senato il nuovo codice della strada, che introduce una serie importante di novità per chi guida. Se ricordate, l’idea del nuovo codice era stata partorita in seguito ad alcuni fatti di cronaca e all’aumentare degli incidenti e aveva l’obiettivo di aumentare la sicurezza sulle strade. 

Vediamo che cosa prevede, e come sempre cerchiamo di dare uno sguardo in particolare alle norme che riguardano questioni ambientali e la mobilità sostenibile. L’impianto generico della legge ricalca il pattern ricorrente del governo e un po’ della ideologia di destra, ovvero che il modo migliore per intervenire sui problemi è inasprire le pene. 

In particolare, gli aspetti a cui quasi tutti i giornali stanno dando risalto sono le sanzioni più dure per chi usa il cellulare alla guida, per chi si mette al volante dopo aver bevuto o dopo aver fatto uso di stupefacenti e per chi non rispetta i limiti di velocità.

Ad esempio chi usa il cellulare alla guida rischia multe importanti, da 250 a 1000 euro, e la sospensione della patente, che aumenta di durata se si è recidivi. In caso di abuso di alcol o droghe, le sanzioni sono ancora più rigide, con multe elevate, persino arresti e revoche della patente. Non vi sto a dire qui tutto il dettaglio, vi lascio magari qualche articolo per approfondire.

Poi c’è il tema dell’introduzione dell’alcolock, un dispositivo che impedisce l’accensione dell’auto se si è bevuto troppo, e che diventa obbligatorio per chi viene trovato positivo all’alcoltest.

E poi come vi dicevo c’è il tema dei limiti di velocità, con le multe che diventano molto più salate per chi supera i limiti di velocità anche di poco. Ad esempio basta superarli di 10 km/h per avere multe da 173 a 694 euro. Sempre sul tema limiti di velocità ci sono delle novità sugli autovelox, che devono essere utilizzati in modo più equo, quindi diciamo non ingannevole per chi guida, e addirittura l’introduzione dei barcavelox a Venezia.

In tutto ciò però, gli aspetti che mi interessa approfondire di più con voi sono quelli legati alla cosiddetta mobilità sostenibile. Perché ci sono nuove regole anche per biciclette e monopattini.

Sulle biciclette le novità è che viene regolamentato di più il traffico (ammesso che si possa chiamare così) sulle piste ciclabili, che se ci pensate è un buon segno perché è un sintomo del fatto che sta aumentando. E vengono introdotte sanzioni legate all’uso dei cellulari anche per le bici. 

Per le biciclette elettriche, il limite di velocità sarà di 30 km/h, mentre la potenza del motore non potrà superare i 250 watt. La riforma prevede anche una linea di arresto avanzata per i ciclisti ai semafori, rispetto alle auto in presenza di piste ciclabili e (cosa interessante) e una distanza obbligatoria di 1,5 metri nei sorpassi.

I monopattini elettrici dovranno essere dotati di assicurazione, targa e indicatori luminosi. Sarà obbligatorio indossare il casco e potranno circolare solo su strade urbane con limite di velocità inferiore a 50 km/h, non più sulle piste ciclabili. Chi circola senza assicurazione o senza frecce e freni su entrambe le ruote funzionanti, rischia anche qui sanzioni di centinaia di euro.

C’è poi un punto interessante, ovvero che è prevista la sospensione della patente per chi abbandona gli animali in strada, e fino a 7 anni di reclusione se questa azione provoca un incidente stradale mortale. Il che da un lato fa un po’ strano perché l’abbandono degli animali viene visto in questa legge come un problema di pericolo in strada e quindi legato alla sicurezza della guida, ma vabbé, comunque interessante che sia stato inserito.

Quindi ecco, l’impianto della legge è sostanzialmente questo. Ci sono alcuni aspetti interessanti, devo dire, anche se poi di base c’è la convinzione di fondo che il modo migliore per cambiare i comportamenti di noi sapiens sia quello di introdurre pene più severe. Che però è una convinzione poco comprovata da studi comportamentali. Ad esmepio ci sono molti studi che mostrano che il comportamento umano è fortemente influenzato dalle norme sociali. Quindi se violare una regola è socialmente accettabile (ad esempio, usare il cellulare alla guida), le punizioni da sole hanno un impatto limitato, e sarebbe più utile fare campagne di comunicazione o agire su leve culturali e sociali. 

Oltre a ciò segnalo anche che, come fa notare l’organizzazione Codice della Strage, una rete di associazioni e persone attive per la sicurezza della strada e la mobilità sostenibile, la maggioranza si porterà per sempre la responsabilità di non aver accolto NESSUNA proposta dei familiari di vittime sulla strada.

Inoltre, fa notare l’organizzazione, il vero “Nuovo Codice” è ancora da scrivere: il Governo, c’è  ha un anno di tempo per scriverlo e noi ci faremo sentire. Infatti, mi spiegano, l’art.35 della riforma prevede una delega al governo per la totale riscrittura del codice entro un anno. Su questo aspetto, approfondiamo la cosa nei prossimi giorni.

Un articolo del Fatto Quotidiano, a firma di Alberto Marzocchi racconta che il primo partito d’Italia, Fratelli d’Italia, quello della Premier Giorgia Meloni, vorrebbe inserire nella legge finanziaria, con quello che viene chiamato un collegato ambientale, un emendamento per modificare la legge sulla caccia, ovviamente in senso pro-cacciatori. 

La proposta infatti mirerebbe a soddisfare le richieste delle associazioni venatorie e conterrebbe diversi elementi controversi, tra cui il depotenziamento di organismi di controllo come l’Ispra, l’ampliamento delle specie cacciabili, l’allungamento della stagione venatoria e la possibilità di cacciare nelle aree protette.

Ho contattato Massimo Vitturi, responsabile dell’area animali selvatici della Lav, la Lega anti vivisezione, per chiedergli un commento su questo fatto:

Audio disponibile nel video / podcast

Grazie a Massimo Vitturi, vi ricordo fra l’altro che Massimo è stato l’ospite della prima puntata di Soluscions, che trovate sotto fonti e articoli.

Intanto ieri il Consiglio dell’Unione europea ha respinto il tentativo del Partito popolare europeo e delle destre di svuotare di significato il Regolamento anti-deforestazione. Ne da notizia il WWF in un comunicato.

Questo regolamento è un provvedimento essenziale per fermare la produzione e la commercializzazione di alcuni prodotti derivanti da operazioni di deforestazione o degrado forestale. 

L’attuazione del regolamento è già stata ritardata di un anno, sempre per volontà del PP, di maggioranza al parlamento europeo, e con l’approvazione della Commissione. Ora però, nell’iter di approvazione del regolamento, il parlamento ha fatto una serie di emendamenti che andavano ad indebolire ulteriormente l’impianto della legge. Ieri il Consiglio europeo, che insieme al parlamento deve approvare una versione finale della legge affinché entri in vigore, ha rimandato al mittente queste modifiche. Ed è un ottimo segnale. 

Qualsiasi ulteriore rinvio o indebolimento – leggo nel comunicato del WWF – porterebbe, non solo ulteriore incertezza per produttori e operatori commerciali, ma rischierebbe di vanificare l’obiettivo di arrestare la deforestazione e il degrado forestale a livello globale.

Adesso Consiglio e Parlamento europeo avvieranno un negoziato per approvare un testo finale condiviso. “In un momento in cui le foreste sono sull’orlo del collasso – conclude il WWF –  serve dare piena e rapida attuazione al Regolamento”.

Anche oggi ci colleghiamo con Baku, in Azerbaijan, per scoprire come stanno andando i negoziati di Cop29 che si avviano a conclusione. Domani, venerdì, dovrebbe essere l’ultima giornata di negoziati anche se le ultime edizioni ci hanno abituato a trattative che si prolungano per tutta la notte del venerdì e finiscono spesso al sabato mattina. Vedremo.

Intanto io passo la parola a Viola Ducati che è a Baku insieme a tutto il team di Agenzia di Stampa giovanile che cura per noi la rubrica Linea a Baku, che ci informa su cosa succede davanti e dietro le quinte dei negoziati. Quindi: linea a Baku!

Audio disponibile nel video /podcast

Grazie a Viola e a Ilaria. Quindi ricapitolando, continua l’impasse sui principali tavoli di lavoro della Conferenza, da quello sulla finanza, all’adattamento e la mitigazione. Mentre aspetti più interessanti sono emersi da panel e tavoli più specifici, come quello sul turismo.

Mi permetto solo un piccolo inciso sul tema dell’idrogeno nell’aviazione, che al momento, per quel che possiamo osservare dai risultati, sembra più un modo che le aziende hanno per mostrare che stanno facendo qualcosa, che una reale possibilità di conversione ecologica di un settore, quello dell’aviazione, che non ha trovato un equivalente dell’auto elettrica e quindi – a meno di grosse scoperte tecnologiche – dovra essere drasticamente ridimensionato. 

Chiudo con una notizia interessante e importante che arriva dall’Iran. Scrive il Corriere che “Ahoo Daryaei –  La studentessa iraniana che si è spogliata davanti all’università, per motivi che ancora non sono del tutto chiari ma è diventata comunque un simbolo delle proteste contro il regime e l’impoisizione del velo – è stata liberata e «riconsegnata alla sua famiglia», dopo due settimane passate rinchiusa in un ospedale psichiatrico. 

Una bella notizia, che conforta le attiviste e gli attivisti. Un portavoce degli ayatollah dichiara che la donna non dovrà affrontare nessun processo.

Allora devo dire che l’articolo del Corriere in questione, a firma di Greta Privitera, è un po’ fazioso e mi pare poco accurato. Perché da per scontato che la ragazza si sia spogliata, leggo, “in protesta contro le leggi ferree sul velo”.

Leggo più avanti: “Si è messa quasi nuda, Darayaei. Lo ha fatto davanti a tutti, camminando sul piazzale del campus attorniata da donne della sicurezza velate fino ai piedi. Sin dal primo video circolato sui social, il regime ha cercato di imporre la sua versione della storia definendola «malata». Invece, gli attivisti e gruppi studenteschi hanno raccontato che Darayaei è stata maltrattata dalla sicurezza dell’università perché non adeguatamente vestita — in testa avrebbe avuto solo il cappuccio di una felpa e non il velo — , a quel punto, arrabbiata, avrebbe reagito togliendosi tutto, diventando, senza poterlo immaginare, un nuovo simbolo della rivoluzione Donne, Vita, Libertà”. 

In realtà la verità è che ancora non sappiamo i motivi per cui la ragazza si è spogliata, circolano versioni discordanti e probabilmente non li sapremo mai. Il regime di Teheran racconta che la ragazza «è stata portata in ospedale e che è stato scoperto che era malata, per cui è stata affidata alla sua famiglia e non è stato avviato alcun procedimento giudiziario contro di lei».

Ma è vero che spesso il regime iraniano usa la scusa della malattia mentale per minimizzare o ostracizzare ogni tentativo di protesta. Pochi giorni fa un articolo del giornale francese Il giornale francese Courrier International  segnalava che a Teheran è stata annunciata la prossima apertura della prima clinica specializzata per “curare” le donne che non indossano il velo, obbligatorio secondo la legge. 

Insomma, è molto plausibile, possiamo dire anche certo, che il regime giochi la carta della pazzia per ostracizzare le proteste. E possiamo dirci che comunque è un’ottima notizia il fatto che la ragazza sia stata liberata. Giornalisticamente non è però corretto affermare come perentori dei fatti su cui non abbiamo la certezza.

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