Il Ghana ha deciso di nazionalizzare l’estrazione dell’oro
Il Ghana revoca le licenze private sull’oro e istituisce un monopolio statale per aumentare i proventi e combattere le miniere illegali.

Il Ghana è il principale produttore di oro in Africa e il sesto nel mondo. Per le compagnie straniere o locali in possesso di una licenza che hanno acquistato, rivenduto ed esportato l’oro estratto nelle miniere non sarà più possibile farlo dal 30 aprile in poi. L’ha deciso il presidente John Dramani Mahama, eletto a gennaio scorso, che ha revocato tutte le licenze per la compravendita e l’esportazione della materia prima preziosa. Questa nuova disposizione rientra in un piano di misure che, oltre a consentire un aumento dei proventi per lo stato, vuole ridurre il fenomeno del “galamsey”, ovvero delle miniere illegali.
A fine marzo il governo ha istituito il Ghana Gold Board, detto pure GoldBod, un ente statale che sarà l’unico abilitato a operare nel settore dell’oro. Tutte le aziende, locali o straniere, potranno comprare solo dal GoldBod. Secondo il governo, non sarà un freno solo alla diffusione delle miniere illegali, ma aumenteranno i proventi nelle casse dello stato e l’afflusso di moneta estera necessaria per gli acquisti sul mercato internazionale.
Per l’opposizione il monopolio di stato non riuscirà a contrastare l’illegalità, mentre secondo alcuni rappresentanti del settore estrattivo le risorse del GoldBod non basteranno per comprare tutto l’oro estratto nel paese. Nel 2024 le esportazioni di oro in Ghana sono cresciute del 53,2%, per un valore di 11,64 miliardi di dollari, di cui quasi 5 miliardi provenienti da attività minerarie legali su piccola scala. Inoltre, il valore dell’oro sta salendo a causa della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e molti investitori stanno facendo a gara per comprare il metallo prezioso e mettersi al riparo.
Il nuovo programma sull’oro del Ghana mira a ottenere la rigida certificazione della London Bullion Market Association che vieta alle raffinerie di maneggiare oro proveniente da fonti che contribuiscono ad abusi dei diritti umani, conflitti, criminalità o degrado ambientale. Molte delle miniere infatti sono causa di inquinamento ambientale e utilizzano lavoratori senza alcuna regola o tutela. Rispetto alla questione ambientale, nell’ottobre del 2024 il governo ghanese aveva già annullato una legge che consentiva l’estrazione mineraria nelle riserve forestali.
Nonostante le nuove regole e le buone intenzioni, l’estrazione dell’oro continua a essere un’attività con impatti ambientali pesantissimi, come dimostrano diversi studi. Le operazioni minerarie, sia legali che illegali, spesso causano deforestazione, contaminazione dei corsi d’acqua con sostanze tossiche come il mercurio e il cianuro, e una perdita irreversibile di biodiversità. Anche con il controllo statale, il rischio che queste attività compromettano interi ecosistemi resta alto, specialmente in un paese come il Ghana, dove la pressione economica spinge spesso a sacrificare la tutela ambientale per garantire guadagni immediati.
Da un punto di vista politico, la creazione del GoldBod e il rafforzamento del controllo statale sull’oro sembrano inserirsi in una tendenza più ampia che si sta osservando in diverse nazioni africane (ad esempio in parecchi stati del Sahel): quella di recuperare sovranità sulle proprie risorse naturali. Dopo decenni di sfruttamento da parte di compagnie straniere e di accordi commerciali spesso svantaggiosi, governi come quello ghanese puntano a trattenere una parte maggiore della ricchezza generata all’interno dei propri confini. Una mossa che, almeno sulla carta, mira a ridurre la dipendenza economica dall’estero e ad aumentare il margine di manovra politica e finanziaria di stati che troppo a lungo sono stati trattati più come fornitori di materie prime che come protagonisti del commercio globale.
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