Stella Polare: un monaco yoga guida la rinascita di un quartiere difficile di Catania
A San Cristoforo – quartiere difficile di Catania – la Fondazione Stella Polare contribuisce quotidianamente a ravvivare il quartiere e a darne un’immagine che non sia solo di degrado e criminalità, instaurando relazioni di fiducia a partire dai più piccoli.

San Cristoforo a Catania è tra i sette quartieri più difficili in Italia per criminalità e dispersione scolastica, ma è qui che Dada, monaco yoga dell’Ananda Marga, ha deciso di stabilirsi con la sua Fondazione Stella Polare Onlus, che in breve tempo è diventata un punto di riferimento per la comunità, offrendo doposcuola, attività artistiche e sportive, accoglienza per i più vulnerabili e persino opportunità lavorative. Grazie al sostegno di volontari da tutta Europa e a un modello di solidarietà attiva, la Fondazione sta trasformando un’ex fabbrica abbandonata in un centro di crescita e opportunità, dimostrando che il cambiamento è possibile anche nei contesti più difficili.
Originario di Ispica, nel ragusano, in un primo momento aveva scelto la sua città natale come sede della Fondazione: vi aveva fatto ritorno alla morte della mamma dopo aver lavorato per circa trent’anni in giro per il mondo, mettendo subito al servizio degli altri il lascito familiare materno – come monaco yoga ha fatto voto di povertà. Ma a Ispica non ha trovato particolari condizioni che richiedessero sostegno e aiuto, così una fabbrica di mobili abbandonata nel quartiere di San Cristoforo è diventato il luogo perfetto per accogliere tutte le attività proposte, a partire dal 2018, dalla Fondazione Stella Polare Onlus.
«Il proprietario ci ha concesso un comodato d’uso gratuito per dieci anni, abbiamo iniziato a sistemare lo spazio e dopo un anno abbiamo iniziato con il nostro primo gruppo estivo: con un bus raccoglievamo i bambini per portarli al mare tutti i giorni, da allora non ci siamo più fermati. Nel frattempo sono arrivati anche tanti volontari da tutta Europa, abbiamo pure un educatore e un pedagogista grazie al sostegno di una fondazione di Milano. La nostra comunità non è solo un servizio per le famiglie e i bambini del quartiere, ma un aiuto per giovani adulti che non hanno ancora trovato la propria strada», racconta Dada.

San Cristoforo, in pieno centro storico, è un quartiere che spesso fa parlare di sé. Un’isola nella città di Catania tra dedali di strade e di storie. È stato luogo di residenza della borghesia produttiva che ha trasferito qui le proprie attività fino alla prima metà del Novecento, generando un incremento dell’economia locale. Dagli anni ’60 in poi, con il declino delle attività produttive, hanno prevalso il degrado e un aumento della disoccupazione che hanno favorito la criminalità organizzata.
Il dilagare delle guerre di mafia negli anni ’70 e ’80 ha ulteriormente messo il quartiere ai margini della progettualità cittadina fino agli anni ’90. Non sono mancati interventi di riqualificazione negli anni a seguire, ma ancora oggi i principali indicatori disponibili confermano la situazione di degrado in cui versa il quartiere. Basti pensare ai tassi di dispersione scolastica: in Sicilia si attesta intorno al 17,1% – secondo il Ministero la media nazionale è del 6,6% –, a Catania ha raggiunto il 22% e in quartieri come San Cristoforo si arriva anche al 32%.
A SAN CRISTOFORO LA FONDAZIONE STELLA POLARE ONLUS LAVORA A UN NUOVO IMMAGINARIO
È anche per arginare questa notevole sproporzione che il Governo, attraverso il Decreto Caivano, ha stanziato 25 milioni di euro per San Cristoforo, destinati a progetti che dovrebbero riqualificare il quartiere e offrire nuove opportunità ai suoi abitanti. La speranza è che questi fondi possano tramutarsi in opere realmente utili alla comunità anche sul fronte sociale e culturale, per generare un benessere reale dei residenti e fornire loro strumenti utili a emanciparsi e alla propria crescita economica e sociale. La Fondazione Stella Polare Onlus lavora anche per questo scopo.

Tutti i pomeriggi circa 70 tra bambine e bambini, in estate anche 100, occupano gli spazi della Fondazione Stella Polare Onlus per le attività di doposcuola e per le attività artistiche e sportive. Si gioca sul tetto della fabbrica che è stato attrezzata a questo scopo, la chiamano infatti “la strada sul tetto”. Con il doposcuola, denominato “la sorgente del lavoro”, si vuole invece contribuire a immaginare nuove prospettive e nuovi futuri, rispetto a quelli solitamente conosciuti da chi vive il quartiere.
«A San Cristoforo a 13 anni ci si sente già grandi, il linguaggio diventa più aggressivo e ci si comporta da adulti. Oltre al doposcuola forniamo anche un servizio di asilo in inglese per i bambini ancora più piccoli perché vogliamo creare una relazione di fiducia. I talenti sono davvero tanti, dalla scuola di musica che abbiamo messo in piedi stanno venendo fuori veri e propri campioni, ma spesso il potenziale rimane inespresso a causa di limitazioni interne e legacci esterni».
«Le bambine, ad esempio, vogliono diventare parrucchiere o estetiste perché conoscono queste possibilità e non altre. Non è stato facile, non siamo stati accolti bene all’inizio, qui si fa fatica a fidarsi degli altri, ma oggi possiamo dire di essere integrati», continua Dada. Grazie alle donazioni, al supporto continuo di sponsor e alla dedizione dei volontari, lo spazio è stato sistemato e oltre a Dada accoglie altri 16 volontari che vivono stabilmente a San Cristoforo. Non avendo fondi sufficienti, la Fondazione ha deciso di acquistare l’intero edificio attraverso un’operazione quinquennale.

Sull’edificio ristrutturato avevano messo gli occhi altri acquirenti, ma per evitare che si perdesse tutto il lavoro realizzato la Fondazione Stella Polare Onlus ha acquistato la struttura che pagherà nei prossimi cinque anni – il proprietario e Dada hanno trovato questo accordo – e la fabbrica di sedie, collocata al piano di sotto da 40 anni, costretta a chiudere per la concorrenza spietata. «Abbiamo tenuto due operai e il titolare della fabbrica che insieme ai nostri volontari continuano a produrre sedie. Lo spazio è molto grande, qui in tempi buoni se ne producevano circa 600 al giorno, e verrà destinato a diverse attività», continua Dada.
LA FONDAZIONE STELLA POLARE ONLUS CONDIVIDE GENTILEZZA E GENEROSITÀ PER UN BENESSERE SOCIALE DI TUTTI
Il monaco vorrebbe chiedere al Coro Lirico Siciliano – uno dei più importanti cori lirici e sinfonici d’Italia – che non ha una sede di trasferirsi nella struttura della Fondazione per realizzare prove e registrazioni. Ci sarebbe lo spazio anche per un ufficio. Al piano terra un seminterrato potrebbe essere usato come banco alimentare, con un supermercato e come rifugio per chi non ha una casa. L’obiettivo è attirare belle realtà per ravvivare il quartiere e contribuire a una nuova immagine.
Dada è un fiume in piena: vorrebbe destinare 10 stanze agli anziani, che con una pensione minima non possono permettersi un servizio di assistenza e cura e 14 appartamenti a donne e bambini a rischio di violenza domestica. Lo spazio non manca e neanche l’idea e la voglia di contribuire a un benessere sociale sviluppando gentilezza, generosità e apertura mentale. Da un lato infatti si aiutano i residenti più svantaggiati che soffrono il disagio abitativo, dall’altro si organizzano attività di servizio altruistico per chiunque voglia avvalersene.
Una fabbrica di mobili abbandonata nel quartiere di San Cristoforo è diventato la sede della Fondazione Stella Polare Onlus
Dada e i volontari hanno anche un camper che mettono in strada tutte le volte che serve dare un aiuto soprattutto in caso di disagi e calamità, dall’Ucraina a territori più lontani. Tutti noi abbiamo bisogno di una stella polare che ci guidi – nasce da qui il nome della Fondazione – all’amore e al rispetto verso il prossimo, alla fratellanza e all’altruismo soprattutto in contesti più disagiati dove, oltre ai luoghi comuni e alle effettive difficoltà, alcuni valori come la famiglia, l’amicizia profonda e disinteressata, superata la diffidenza iniziale, sono intoccabili. A dimostrazione che anche in quartieri complessi come San Cristoforo c’è sempre qualcosa da imparare e di cui arricchirsi.
COSA ABBIAMO IMPARATO DA QUESTO ARTICOLO
In contesti difficili, dove sembra impossibile integrarsi, porgersi con gentilezza e generosità d’animo può fare davvero la differenza. In tempi di egocentrismo e indifferenza, c’è ancora spazio per l’altruismo, l’amicizia sincera e la fratellanza anche in quartieri in cui il disagio sociale è molto forte. Non servono chissà quali grosse infrastrutture, ma un impegno sul fronte sociale e culturale per emanciparsi da una realtà spesso limitante ristretta solo a poche visioni.
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