Le industrie inquinanti costano 200 miliardi all’anno. E fra loro c’è anche l’ex Ilva
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Taranto, Puglia - CORRECTIV.Europe, in collaborazione con Cittadini Reattivi, ha lanciato una nuova inchiesta sui costi ambientali e sanitari dell’inquinamento industriale in Europa. Fra le industrie inquinanti non poteva mancare l’ex Ilva: l’inchiesta, che coinvolge testate e giornalisti investigativi di tutta Europa, rivela infatti dati drammatici riguardo alla città di Taranto, designata dall’ONU come una “zona di sacrificio”. Dati forniti in esclusiva al network investigativo dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA).
CORRECTIV.Europe è un network investigativo internazionale guidato dalla testata indipendente tedesca Correctiv. «Avevo già collaborato in passato con loro – spiega la giornalista d’inchiesta Rosy Battaglia, autrice di Taranto Chiama – e anche questa volta mi hanno chiesto di partecipare all’inchiesta sull’impatto negativo che hanno sull’atmosfera le industrie inquinanti in Europa».
Il drammatico caso dell’ex Ilva non poteva infatti non essere citato, non solo perché è uno dei filoni d’inchiesta più importanti fra quelli esplorati da Rosy, ma anche perché a livello europeo è una case history emblematica della cattiva gestione delle attività industriali e soprattutto delle conseguenze ambientali, sanitarie e sociali che esse hanno sui territori in cui si trovano e sulle persone che li abitano.
COSTI DELLE INDUSTRIE INQUINANTI
“Nel 2021 l’inquinamento industriale ha imposto alla collettività europea un costo di oltre 200 miliardi di euro. In Italia, le prime 30 industrie inquinanti hanno causato danni per oltre 9 miliardi di euro. Di questi, quasi 2 miliardi di euro – per la precisione 1.879.773.392 – rappresentano il costo pagato dalla città di Taranto in termini di esternalità negative, comprendenti morti premature, malattie e danni all’ecosistema causati dall’inquinamento atmosferico”.
Sono questi i primi passi dell’inchiesta pubblicata da Cittadini Reattivi «che troverà spazio parziale nel nostro documentario», promette Rosy Battaglia. La pubblicazione di Taranto Chiama è ormai imminente, «i fotogrammi che accompagnano questa inchiesta sono estratti dal documentario, di cui questa investigazione è parte integrante, realizzata in autofinanziamento grazie alle donazioni di oltre 300 sostenitori da tutta Italia».
TARANTO: IL CASO EMBLEMATICO
Taranto, con le sue tre principali fonti emissive – l’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, la Centrale Termoelettrica e la Raffineria di Taranto – ha subito un impatto devastante. L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha fornito dati esclusivi che evidenziano l’impatto delle emissioni industriali sulla salute e sull’ambiente. Il solo impianto siderurgico ha causato danni per oltre 1 miliardo di euro, con un impatto significativo sulla mortalità e sulla qualità della vita degli abitanti. Questi costi superano di gran lunga il Fondo per la Transizione Giusta (Just Transition Fund) destinato alla città, che ammonta a 795,6 milioni di euro.
QUALITÀ DELL’ARIA E IMPATTO SANITARIO E AMBIENTALE
Nonostante una riduzione delle emissioni inquinanti negli ultimi anni, la qualità dell’aria rimane scarsa in molte aree d’Europa. Le emissioni di sostanze come PM10, ammoniaca, ossidi di azoto e composti organici volatili continuano a causare morti premature, malattie e danni all’ecosistema. Taranto, un tempo celebrata come “città perfetta” da Pier Paolo Pasolini, è ora tra le aree più inquinate del continente.
“Il rapporto pubblicato grazie al finanziamento di Regione Puglia – si legge in un passaggio del documento pubblicato da Cittadini Reattivi – ribadisce la consistenza anche economica del danno sanitario dell’impianto, sulla popolazione. Lo stabilimento siderurgico di Taranto è noto da diversi decenni per i suoi impatti ambientali negativi, con notevoli emissioni di vari inquinanti che interessano una vasta area, comprese aree densamente popolate della città di Taranto e il calcolo delle morte “previste” a seconda dei milioni di quintali di acciaio prodotte”.
CONDANNE E STUDI EPIDEMIOLOGICI
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per il persistere delle violazioni del diritto a un ambiente sano. Studi dell’OMS e dell’Istituto Superiore di Sanità confermano le gravi ricadute sanitarie dell’inquinamento industriale sulla popolazione, in particolare su bambini e adolescenti, come già denunciato lo scorso novembre dalla giornalista Rosy Battaglia, mentre si attende il pronunciamento della Corte Europea di Giustizia.
“In questo contesto è comprensibile come cittadini e associazioni come Genitori Tarantini, impegnati nella tutela della salute dei bambini e della bambine di Taranto, siano ricorsi infine anche alla Corte di Giustizia europea, che ha fissato per il 25 giugno 2024 l’udienza pubblica per la pronuncia della sentenza in merito all’azione inibitoria collettiva contro l’ex Ilva, promossa da dieci cittadini aderenti all’associazione e da un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. La class action è stata firmata successivamente da oltre 130 cittadini“, si legge ancora su Cittadini Reattivi.
OBIETTIVI DELL’INCHIESTA
Questa inchiesta, parte della collaborazione tra CORRECTIV.Europe e Cittadini Reattivi, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’urgenza di una transizione ecologica che metta al centro la salute dei cittadini e la protezione dell’ambiente. «Intanto ringrazio tutti coloro che non mi hanno fatto sentire sola in questi mesi e che hanno continuato a sostenere, in ogni modo e anche economicamente la produzione e Cittadini Reattivi», conclude Rosy Battaglia. «Sono sopraggiunti altri ostacoli che sto agevolmente superando e conto di portare a termine questo lavoro con impegno e dedizione, specie pensando a chi non c’è più».
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